Mi sono immaginato di essere un giovanotto di 24 anni, cioè la stessa età di quando scoprii cosa fossero le rp: nel 1961 lo appresi leggendo un manuale, mentre oggi, probabilmente, lo scoprirei grazie a Google, che mi indirizzerebbe al sito della Ferpi. E forse, arrivato sul sito associativo, rimarrei disorientato, certo molto più confuso di quanto lo fui io all’epoca. Il sito è talmente stimolante e ricco di esempi di quanto le rp sono diventate trasversali e tentacolari, che c’è da chiedersi se esiste un’altra attività che lo sia altrettanto.

Come orgogliosamente rivendica James Grunig, le rp oggi sono Ascolto, Reputazione, Trasparenza e Credibilità basando il tutto sull’approccio simmetrico che valorizza il ruolo degli stakeholder preventivamente alla fissazione degli obiettivi di comunicazione.

Ma le relazioni pubbliche sono anche un intreccio di viral marketing, sviluppano la controinformazione (paradigmatico in questo senso il caso dell’attività svolta dal sindacato degli operai dell’acciaio contro la Goodyear), esaltano la democrazia attiva (bellissimo il meeting di Carrara per ridisegnare le leggi regionali toscane), individuano le false notizie (il controllo sull’informazione manipolata deve crescere, pena l’annullamento di quel briciolo di credibilità che il giornalismo e le rp possono ancora vantare), creano eventi di forte impatto (le Olimpiadi in Cina impareranno parecchio dalle Olimpiadi Invernali di Torino), sposano l’arte alla tecnica,quotano le aziende in borsa, spazzano dalla scena pubblica personaggi considerati
intoccabili, fanno avanzare l’affermazione femminile in tutti i settori e poi, quasi adimostrare che tutto cambia perché nulla cambi, recuperanoanche vecchie tecniche del passato, come il metodo dei four minute men, applicato ai brand aziendali anziché alle attività governative americane, ripreso e misurato dal Keller Fay Group.

E dire che il mio portiere crede ancora che PR voglia dire
Piano Rialzato.

di Enrico Cogno