Comunicazione

La giornata 2.0

Per lavoro, passione e necessità giro sul web in caccia di novità, mi documento su gusti, tendenze e su ciò che mi può far capire come far trasmettere alle aziende in modo nuovo contenuti.

Mi entusiasmo per Community first, seguo l’onda di internet for nobel, smappo per geo-localizzare i miei eventi e diffonderli, leggo le news del Marketing Journal del Club del Marketing e della Comunicazione, credo fermamente nella potenzialità per la aziende di generare contenuti in maniera proficua e nella people release; i mercati stanno diventando davvero luogo di scambio in senso ampio.

Nel leggere l’articolo del mio maestro Enrico Cogno, che riporto puntualmente sul mio blog FullComMa, mi rendo però che alla fine nulla è cambiato neanche nelle relazioni pubbliche come del resto nel marketing, le parole d’ordine rimangono: Ascolto, Reputazione, Trasparenza e Credibilità, io aggiungerei Visione Locale, Convinzione ed Umiltà; quest’ultima dote sempre più rara nel mondo del lavoro. Vado sempre meno su Facebook, ma non per disaffezione, che a mio parere a seguito dei cambiamenti grafici, ha il focus più sulle attività dei contatti che non sui profili degli utenti, questo favorisce lo sharing di informazione a scapito dell’ego di noi “markettari”, notando con piacere che scrivono sempre meno in quanto impegnati in attività reali che non si sognerebbero mai di comunicare. In fin dei conti anche io faccio lo stesso e quindi va bene cosi. La mole di informazioni che Twitter e Facebook danno è comunque vitale per il lavoro, vengo a conoscenza anche della bella iniziativa di Comunitazione di smappare contenuti e del lavoro di Minghetti, Cutuli e tanti altri. Entro anche in “ASW – a small world” dopo mesi di trepidante attesa. Seguo i miei amici Monizzi, Badalic, Lovati, Principato, Gonzales e tanti altri che davvero illuminano mente e giornate e attività routinizzate. Il piacere è grande quando ricevi il commento del collega amico che ti ringrazia per un posto o una notice che gli è stata utile ai fini di un proprio lavoro, o quando fai altrettanto nell’ottica del costruire, seminare e della condivisione tipica del web 2.0.


LE RP 45 anni dopo

Mi sono immaginato di essere un giovanotto di 24 anni, cioè la stessa età di quando scoprii cosa fossero le rp: nel 1961 lo appresi leggendo un manuale, mentre oggi, probabilmente, lo scoprirei grazie a Google, che mi indirizzerebbe al sito della Ferpi. E forse, arrivato sul sito associativo, rimarrei disorientato, certo molto più confuso di quanto lo fui io all’epoca. Il sito è talmente stimolante e ricco di esempi di quanto le rp sono diventate trasversali e tentacolari, che c’è da chiedersi se esiste un’altra attività che lo sia altrettanto.

Come orgogliosamente rivendica James Grunig, le rp oggi sono Ascolto, Reputazione, Trasparenza e Credibilità basando il tutto sull’approccio simmetrico che valorizza il ruolo degli stakeholder preventivamente alla fissazione degli obiettivi di comunicazione.

Ma le relazioni pubbliche sono anche un intreccio di viral marketing, sviluppano la controinformazione (paradigmatico in questo senso il caso dell’attività svolta dal sindacato degli operai dell’acciaio contro la Goodyear), esaltano la democrazia attiva (bellissimo il meeting di Carrara per ridisegnare le leggi regionali toscane), individuano le false notizie (il controllo sull’informazione manipolata deve crescere, pena l’annullamento di quel briciolo di credibilità che il giornalismo e le rp possono ancora vantare), creano eventi di forte impatto (le Olimpiadi in Cina impareranno parecchio dalle Olimpiadi Invernali di Torino), sposano l’arte alla tecnica,quotano le aziende in borsa, spazzano dalla scena pubblica personaggi considerati
intoccabili, fanno avanzare l’affermazione femminile in tutti i settori e poi, quasi adimostrare che tutto cambia perché nulla cambi, recuperanoanche vecchie tecniche del passato, come il metodo dei four minute men, applicato ai brand aziendali anziché alle attività governative americane, ripreso e misurato dal Keller Fay Group.

E dire che il mio portiere crede ancora che PR voglia dire
Piano Rialzato.

di Enrico Cogno


Il Mio Maestro

Enrico Cogno, sociologo, torinese, è presidente del Centro Studi Comunicazione Cogno Associati e docente di Economia della Comunicazione dell’Università di Perugia e del Consorzio Universitario N.E.T.T.U.N.O. Ha maturato esperienze nel giornalismo, nelle ricerche di mercato, nella pubblicità, nel marketing associativo, nelle relazioni pubbliche. Ha svolto attività di consulenza e formazione per le principali organizzazioni nazionali. E’ stato vice presidente della Federazione Italiana Relazioni Pubbliche e direttore del sito associativo (www.ferpi.it). Ha pubblicato per conto di Franco Angeli i libri: “Come risolvere i problemi”, “Comunicazione e tecnica pubblicitaria nel turismo”, “Web Trend, il punto su internet” e “Il talento del comunicatore”.

Contrastare la crisi con intraprendenza e spirito d’iniziativa, sviluppare il proprio talento, investire sulla formazione: questo, secondo Enrico Cogno, è l’atteggiamento giusto per affrontare il mercato del lavoro.

Come si presenta, a suo modo di vedere, l’inserimento nel mondo del lavoro oggi?

Quanto prima dovrà essere accettato il concetto che è preferibile, anziché cercare persone di talento, sviluppare il talento nelle persone con un processo di empowerment. Aumentare quindi la capacità di agire, di risolvere i problemi, di fronteggiare le situazioni, sviluppando l’autodeterminazione. Un processo che non ha controindicazioni: serve sia a chi il lavoro lo offre, sia a chi lo cerca, sia in tempi di vacche grasse, sia in momenti di recessione. Bisogna ridurre il gap tra le ambizioni e le abilità personali.

Com’è possibile farlo?

Serve molta formazione e aggiornamento professionale, soprattutto di taglio pratico. E’ necessario potenziare l’autonomia di processo, investire sulla creatività, smettere di chiedere, per ogni cosa, “Come si fa?” e provare a farlo autonomamente in modo diverso e nuovo. Come diceva lo scrittore francese Jean Giono: “Vuoi un posto al sole? E’ normale. Ma allora fatti sole, invece di farti posto”. La regola di base è semplice: essere preparati.

Cosa consiglia al riguardo?

Come si sa le caratteristiche richieste dipendono dalla posizione da ricoprire, ma in genere ad un giovane manager viene richiesto di:

- Conoscere più di una lingua, di norma, l’inglese;
- Comunicare in modo empatico ed essere un ottimo ascoltatore;
- Lavorare sodo e assumersi delle responsabilità;
- Saper lavorare in gruppo, ricevere e dare deleghe;
- Essere in grado di stabilire le priorità;
- Saper negoziare e gestire i conflitti;
- Essere creativo, favorire l’innovazione e il cambiamento;
- Essere volenteroso, tenace, concreto, orientato ai risultati ed un buon problem solver.

Quanto è importante lo spirito d’iniziativa?

Mostrare spirito d’iniziativa è fondamentale. A tal proposito vorrei riportare il racconto di un esperto di comunicazione in merito ad un particolare tipo di selezione al quale assistette. Una volta il comunicatore in questione era a New York per un appuntamento con il segretario particolare del presidente di un’agenzia di consulenza organizzativa e direzionale molto famosa. Si trovava nella saletta degli ospiti, dove già erano presenti i cinque finalisti di una selezione che si teneva ogni anno. Uno di loro sarebbe stato il candidato per futuri incarichi di rilievo nell’agenzia di consulenza. L’esperto di comunicazione aveva saputo che il presidente applicava un tipo di selezione molto particolare. Non faceva colloqui ma si basava su un metro di giudizio tutto suo. I candidati erano in attesa per un appuntamento con il presidente, fissato per le nove della mattina. Alle nove esatte, si aprì una porta e irruppe nella stanza il presidente: “Bene, signori – disse – grazie per essere stati puntuali. Ci vediamo alle cinque. Buongiorno”. E se ne andò. I cinque rimasero a bocca aperta: cosa avrebbero fatto lì per otto ore? Uno di loro si arrabbiò tantissimo e se ne andò. Un altro uscì a fare shopping, uno si fece prestare dalla segretaria, una certa Mary, dei libri da leggere, e un altro ancora chiese della carta per scrivere. Il quinto domandò a Mary se poteva visitare l’agenzia e parlare con gli addetti che stavano lavorando e lei glielo lo permise.

E alla fine il presidente chi scelse?

Il comunicatore era curioso di sapere come sarebbe andata a finire, così ritornò in quell’ufficio alle cinque. Il presidente, con la stessa scena della mattina, entrò alle cinque in punto, assieme a Mary, alla quale chiese cosa avessero fatto i giovanotti nel frattempo. Lei disse che Mr. Brown si era dedicato allo shopping e il presidente commentò che tenere alti i consumi era cosa giusta e utile per l’economia americana, ma che non gli servivano degli esperti in shopping. E lo liquidò. Mary aggiunse che Mr. Williamson aveva letto molti libri, e il presidente commentò che leggere era cosa culturalmente significativa, ma che non gli servivano dei lettori. Mr.Hopksins, continuò Mary, aveva scritto diverse pagine, e il presidente commentò che scrivere era ottima cosa, ma che non gli servivano degli scrittori. Quando arrivò il turno del quarto personaggio, questi disse: “Presidente, ho chiesto il permesso di incontrare i suoi collaboratori ed ho visitato l’agenzia in lungo e in largo. Mi sono appuntato 126 cose che mi piacerebbe discutere con lei, quando crede”. Il Presidente replicò: “Bene, ci vediamo domattina alle nove, lei è quello scelto come mio assistente junior”.

L’aneddoto è riportato allo scopo di giungere a una conclusione: senza iniziativa non si va da nessuna parte.

venerdì, 30 ottobre 2009


  • Come Nasce FullComMa

    L'idea di fare un blog che parlasse di comunicazione, marketing e relazioni pubbliche in chiave direct marketing è nata dall'ispirazione congiunta di Assunta Pellegrino e Francesco Maria de Feo.
    Full= Pieno
    Com=Comunicazione
    Ma=Marketing
    dove il full stop è il punto e comma la virgola, insomma il punto e virgola sulla relazione sinergica che intercorre tra gli elementi, sfruttando la precisione del punto e la creatività della virgola

  • Words are numbers

  • Panoramix

  • Tutti i diritti dei testi sono riservati
    iDream theme by Templates Next | Powered by WordPress
    Rss Feed Tweeter button Facebook button Youtube button