In queste righe commosse Francesco Maria de Feo ne fa un ritratto molto umano e vero, il più adatto a ricordare con affetto la personalità di Assunta, che pubblichiamo volentieri unendoci nel ricordo.
“Ho lavorato con lei per circa due anni ed ho imparato davvero tanto. Assunta era una persona splendida e non riesco a credere che non ci sia più, una di quelle persone che si possono definire maestre di professione e di vita. Aveva inventato per me un ruolo, nel sul lavoro, quello di Brand Awareness Manager, perché vedeva in me una persona capace di mediare tra competenze marketing e di comunicazione. Ha sapientemente piegato i miei difetti alla finalizzazione del lavoro, insegnandomi che il metodo non va mai sacrificato alla creatività, così come il rigore formale di un invio di una e-mail è importante quanto il suo stesso contenuto, e che tutto, nel marketing e nella comunicazione, ha un galateo. Aveva inoltre la capacità di capire il problema centrale in ogni situazione, e con incredibile tenacia, non mollava mai, seguiva il suo fiuto. Avrebbe venduto il ghiaccio agli eschimesi. Mi dava delle dimostrazioni pratiche di abilità di persuasione. “Fefè” mi diceva (e questo era l’appellativo con cui mi chiamava quando facevo il bravo, altrimenti Sciabaffù, che penso significasse fessacchiotto); alzava la cornetta e mi chiedeva: “Oggi con chi vogliamo fare business intelligence? Dammi tre minuti e ti passo chi voglio”. Ed era vero. Riusciva a creare interazione con tutti, un vero e proprio network relazionale. Per lei il marketing era passione allo stato puro. Soleva dire: “Il tecnico fa funzionare, il commerciale sa vendere, ma il marketing fa sognare!”.
Gli insegnamenti più belli li ho avuti nella sua Panda bianca, in trasferta per eventi o in diversi ristoranti napoletani, dove tra un pasto e l”altro, su tovaglioli di carta, facevamo strategie di mercato. Era una napoletana, nata a Milano non per sbaglio, capace di affezionarsi alle persone che condividevano la passione del marketing, tanto da far sentire un traditore chi l’avesse abbandonata. Ha sempre amato il Centrostudi. Per lei Enrico Cogno era la panacea di ogni male della comunicazione, conosceva le sue frasi a memoria, ne faceva raccolta e le citava spesso.
Con la scomparsa di Assunta ho perso una luce, un’amica ed un capo fantastico, l’unico che sia riuscito a far uscire nel lavoro il massimo da me.”
Enrico Cogno





